“Gli Stati Uniti prenderanno il controllo della Striscia di Gaza, e ci lavoreremo su. La possederemo”, ha detto il presidente USA, usando un verbo che dà il senso della proprietà, e che sorprende molto, anche sul lato israeliano
Chissà se il presidente statunitense Donald J. Trump se ne è reso conto. Il suo è stato davvero l’ennesimo gesto all’interno del ‘caos programmato’ di queste prime due settimane di seconda presidenza trumpiana? Oppure ha compreso il peso specifico delle sue parole, di tutte le sue parole pubbliche?
Le piccole retromarce di poche ore dopo tolgono poco al quadro di fondo, che dice molto di quello che il presidente statunitense pensa di Gaza, e del coinvolgimento degli USA
Le affermazioni di Trump implicano la deportazione dei palestinesi e una ricostruzione su basi americane. Questa idea riprende un piano già ventilato dalla destra israeliana: svuotare Gaza e la Cisgiordania, completando la pulizia etnica iniziata con la Nakba del 1948
Trump porta la questione israelo-palestinese su un terreno ancora più pericoloso: un progetto veterocoloniale che ridisegna gli equilibri del Medio Oriente. Se gli USA si assumono la gestione di Gaza, Israele diventa sempre più visto come un “ultimo stato coloniale d’insediamento”
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